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NON SCHERZIAMO CON IL SUOLO!

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Prato fiorito - Foto di L.ZamprognoViaggio a puntate alla scoperta di questa straordinaria risorsa

Una sottile pellicola ricopre la crosta terrestre, pochi centimetri in cui si concentra la vita -  oltre un quarto delle specie viventi: questo film è il suolo, la “pelle” del Pianeta, uno strato di materia fertile che ci nutre, ci sostiene, ci mantiene in vita.

Dipendiamo in tutto e per tutto dal suolo: eppure lo calpestiamo non solo in senso fisico  - tutti i giorni, per andare a lavoro, a scuola, per spostarci: il vero dramma sta nel metterlo dopo tutto, in fondo alle nostre priorità. E con il tempo ai 960 e oltre tipi di suolo esistenti abbiamo sostituito un solo tipo di suolo,  artificiale, morto: il cemento.

E con il suolo, calpestiamo anche i servizi da esso offerti – filtro alle sostanze nocive, fonte di materie prime non rinnovabili, habitat per milioni di specie (in una manciata di suolo vivono oltre un milione di organismi).

È giunto il momento di fermarsi e riflettere per capire, smettere di sottovalutare e soprattutto agire.

Pro Natura propone di intraprendere un viaggio insieme alla scoperta di questa tanto preziosa quanto fragile risorsa: iniziamo una serie di articoli che non hanno la pretesa di essere esaustivi quanto piuttosto di stimolare la curiosità.
L’invito è di focalizzare la nostra attenzione su una risorsa che si sta rapidamente esaurendo e senza la quale viene messa in discussione la sopravvivenza di tutte le specie sul Pianeta, noi compresi.

Ci auguriamo che questi spunti stimolino domande più che dare risposte, per ricercare quel sottile filo rosso che ci lega tutti, essere viventi e non, in modo indissolubile alla terra.

Suolo e clima: nemici-amici?

Il clima è uno dei fattori che stanno alla base dell’origine dei suoli (pedogenesi): nel prossimo futuro dobbiamo aspettarci che i cambiamenti climatici genereranno impatti devastanti sui suoli di tutto il Pianeta.

Alcuni di questi effetti già sono visibili: è stato osservato che il 16% dei suoli in Europa - 105 milioni di ettari - è a rischio erosione idrica.

L’erosione è un fenomeno naturale che comporta la perdita degli strati più superficiali del terreno a causa dell'azione dell’acqua (erosione idrica) e del vento (erosione eolica).

Ci sono poi forme di erosione causate dall’Uomo: alcune pratiche agricole intensive producono erosione, così come la cementificazione presuppone l’eliminazione della parte più superficiale del suolo.

I danni arrecati dall'erosione si traducono in termini di perdita di fertilità e di biodiversità dei terreni: l’erosione asporta i primi centimetri di suolo, quelli in cui si concentra la vita (organismi animali e vegetali) e con essi anche la sostanza organica che permette ai suoli di essere produttivi.

Un suolo che ha subito erosione non è solo impoverito ma anche maggiormente soggetto a fenomeni come smottamenti, frane e alluvioni che hanno degli impatti diretti non solo sulla sicurezza degli esseri umani ma anche sull’economia dei Paesi in cui si verificano.

Solo nel 2010, in Polonia,  i costi dell’evacuazione di 23 mila persone in seguito a frane ed alluvioni sono arrivati a sfiorare i 2,5 miliardi di Euro: si stima che nel nostro Continente gli impatti economici dovuti a fenomeni estremi come le piene – che nei prossimi anni tenderanno ad aumentare a causa dei in risposta ai cambiamenti climatici  - potrebbero superare i 100 miliardi di Euro l’anno.

Tutti abbiamo ancora impresse le immagini dell’alluvione che lo scorso 25 ottobre ha colpito le Cinque Terre e parte dei fondovalle del Vara-Magra tra la Liguria meridionale e la Lunigiana, in Toscana, sommerse da diverse centinaia di metri cubi al secondo di acqua, fango e detriti.
A pochi giorni di distanza sono seguite le incredibili immagini di Genova invasa da tonnellate di acqua: oltre alla perdita di vite umane, sono stati registrati enormi danni economici stimati a circa 1 miliardo di Euro. Una storia che in Italia si ripete e che continua a segnare le prime pagine dei giornali.

Ma altre minacce legate ai cambiamenti climatici sono destinate ad aumentare e a colpire i suoli nei prossimi anni:  come nel caso della desertificazione, un fenomeno che ci riguarda da vicino.

Recenti studi hanno infatti confermato che oltre l’8% delle aree dell’Europa meridionale, centrale e orientale sono ad elevato rischio di desertificazione (circa 14 milioni di ettari concentrati nelle zone più povere del continente).
In Italia il 3% del territorio nazionale è ad alto rischio desertificazione, in particolare al sud (Basilicata e Puglia) e nelle isole.

Gli ultimi casi di siccità testimoniamo quali possono essere gli impatti economici della desertificazione:  l’ondata di caldo del 2003, per esempio, ha causato danni per oltre 12 miliardi di Euro.

Ma se è vero che il clima influisce sui suoli (nel Pianeta sono stati descritti oltre 900 sottogruppi di tipi diversi di suolo che variano in funzione del clima) il suolo non è da meno in quanto influenza il clima a sua volta. Come?

Dobbiamo pensare che il suolo che tutti i giorni calpestiamo è il secondo serbatoio di carbonio del Pianeta (al primo posto della classifica ci sono infatti gli Oceani): globalmente i suoli conservano 1500 miliardi di tonnellate di carbonio. Da noi in Europa i suoli immagazzinano circa 75 miliardi di tonnellate di carbonio, il doppio di quello che circola liberamente in atmosfera ed il triplo di quello normalmente trattenuto dalla vegetazione!

In Lombardia lo stock -  la riserva -  di carbonio sulla quale camminiamo arriva a quota 127 milioni di tonnellate.
Il potenziale di immagazzinamento ulteriore di carbonio nelle terre coltivate della Regione è stato stimato in 22 milioni di tonnellate, corrispondenti a circa 88 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente.

È questa capacità dei suoli di immagazzinare carbonio ad avere un impatto sulla regolazione del clima in quanto questo elemento  - sotto forma di anidride carbonica (CO2)  - è uno dei principali responsabili dell’effetto serra.
Le piante - in questo senso – rendono i suoli ricchi di carbonio: l’anidride carbonica presente nell'aria viene assorbita ed immagazzinata dalle piante che la trasformano in composti organici attraverso il processo di fotosintesi.

È però importante ricordare che il suolo non è un comparto chiuso e “sigillato”e che dunque come immagazzina carbonio allo stesso modo lo può rilasciare.

È vero che ci sono suoli e suoli, alcuni naturalmente più ricchi di carbonio di altri (i suoli delle torbiere, ad esempio, sono solo il 3% della superficie terrestre ma conservano ben il 20-30% del carbonio a livello mondiale!).
Sono proprio questi suoli ad avere ancora più bisogno di attenzioni e tutela in quanto capaci di rilasciare ingenti quantità di carbonio in atmosfera, aggravando il problema globale dell’effetto serra: basti pensare che una perdita dello 0,1% di carbonio equivale a un incremento di anidride carbonica nell’aria pari a quello prodotto da 100 milioni di auto inquinanti!

Molto dipende dall’uso che del suolo facciamo: in altre parole possiamo decidere se e come assecondare la capacità dei suoli di immagazzinare carbonio oppure no.
Un suolo gestito correttamente può assorbire enormi quantitativi di carbonio dall’atmosfera: ecco perché assecondare se non aumentare la capacità di assorbimento dei terreni è una delle strategie possibili nella sfida ai cambiamenti climatici.
Cementificare il suolo provoca il rilascio netto di carbonio in atmosfera: eppure è quello che si sta continuando a fare incessantemente.

In questo scenario ancora una volta l’Uomo è l’unico animale ad avere a disposizione gli strumenti per cambiare le attuali tendenze o per stravolgere del tutto l’equilibrio della Terra.

Spetta a noi decidere.

Anche il ruolo del singolo è un piccolo tassello importante: teniamo presenti alcuni piccoli ecoconsigli …

  • Via libera al verde! Piantiamo alberi e arbusti di varie specie a di diversa altezza e dimensione e lasciamo crescere nei limiti del possibile l’erba: ricordiamoci che  le piante fissano il carbonio nel suolo!
  • Largo ai decompositori del giardino. Lasciamo che i resti delle piante morte si decompongano naturalmente a terra
  • Vietato l’accesso al cemento. Scegliamo di lasciare più suolo libero possibile nei nostri giardini privati e condominiali: anche i piccoli fazzoletti di verde sono preziosi per noi - il cemento infatti rilascia nelle ore notturne il calore assorbito durante il giorno, portando umidità  - ma anche per uccelli e piccoli animali selvatici di passaggio che possono trovare un ambiente in cui nutrirsi e rifugiarsi
  • Se non possiamo fare a meno di asfaltare il vialetto del giardino o di ricavare un posto per l’auto …prima valutiamo attentamente quanto spazio occorre davvero utilizzare e preferiamo in alternativa al cemento dei materiali permeabili che consentono un corretto drenaggio dell’acqua piovana

 

Per approfondimenti

Rapporto "Review of existing information on the interrelations between soil and
climate change"


Pubblicazione: “Soil: the ridde part of the climate cycle”

Conferenza Suolo e cambiamenti climatici (giugno 2008) sulla strategia tematica per la protezione del suolo

Pagine web dedicate al suolo su Europa

Altre pubblicazioni e siti web consultati:

EEA, 2010. The European environment – State and Outlook 2010: soil. European Environment Agency, Copenhagen

ERSAF