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Il clima cambia, il turismo cosa aspetta?

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Alpi in inverno - Foto di M.Canziani Nemmeno quest’anno i cambiamenti climatici sono riusciti a fermare l’assalto alle piste da sci. Anzi! Se la neve tarda a venire c’è chi si è inventato come portarla in quota … con tanto di elicottero!
Così abbiamo letto nell’articolo dello scorso dicembre su "L’Adige" dove si parlava di un Eurocopter AS350 Écureuil che ha letteralmente “consegnato” la neve alla montagna in direttissima, da Fondo Grande a Cima Pioverna (Trentino).
Un escamotage tanto dannoso (si pensi all’inquinamento prodotto dall’andirivieni del velivolo che è durato un giorno intero) quanto clamorosamente costoso (in tempi di concitata crisi economica oltretutto).

Insomma, l’unica ricetta turistica possibile sembra rimanere l’ormai nota combinazione sci in inverno, seconde case in estate.

Eppure la montagna ha ben altro da offrire …

Le nostre Alpi, ad esempio, sono ancora oggi uno dei territori a maggiore biodiversità in Europa: qui l’interazione di clima, di fenomeni eccezionali e di fattori ambientali ha creato le condizioni affinché oggi si contino 30.000 specie animali e 13.000 specie vegetali, alcune delle quali endemiche (ovvero introvabili altrove).

Non stiamo semplicemente “dando i numeri”: anche se non direttamente visibile, il filo che ci lega alle altre forme di vita esiste ed è già teso al massimo.
Come esplicitato anche dall’ultima comunicazione UE, infatti, “la biodiversità … è la nostra assicurazione sulla vita: ci garantisce cibo, acqua pura e aria pulita, ci offre mezzi di riparo e medicine, mitiga le catastrofi naturali, l’azione dei parassiti e le malattie, nonché contribuisce a regolare il clima".

Le Alpi offrono ogni giorno servizi che tutti utilizziamo: i ghiacciai alpini, tanto per dirne una, sono una delle maggiori fonti di acqua potabile sulla terra. Ma, dati alla mano, dal 1850 questi stessi ghiacciai hanno perso il 40% della loro superficie e più del 50% del loro volume, mentre si calcola che entro il 2050 potrebbero ancora perdere dal 30 al 70% della loro massa attuale! (fonte Alparc).

Ed è solo una delle minacce che le nostre montagne sono chiamate ad affrontare: i cambiamenti climatici metteranno in discussione l’equilibrio dell’ecosistema alpino sotto più punti di vista.
Negli ultimi 120 anni si è registrato sulle Alpi un incremento della temperatura di 2°C, ben superiore a quello medio registrato in Italia (dove la variazione si è attestata intorno a 1,3 °C) e secondo i dati del CNR di Bologna, il 2011 si appresta ad essere il quarto anno più caldo degli ultimi 200 anni.

Per assurdo, sulle Alpi l’acqua rischia di diventare una risorsa limitata: è quello che si sta verificando con sempre più frequenti eventi di siccità nei mesi estivi che avranno degli impatti sul lungo periodo in termini di bilancio idrico (ad esempio sulla variazione delle portate dei fiumi). Un problema, questo, che va a sommarsi a quello della captazione da parte dell’industria idroelettrica.

Anche sotto il profilo energetico si registrano criticità: il consumo di energia pro capite nelle zone alpine è superiore di circa il 10 % alla media europea. È urgente pertanto un cambio di rotta nella gestione sostenibile del patrimonio edilizio alpino.

In questo territorio tanto ricco quanto fragile, il turismo – che costituisce l’11% del turismo mondiale (dati Alparc) - gioca un ruolo cruciale: è una delle voci che esercita un impatto rilevante sul bilancio energetico delle zone alpine, influenza il tipo di uso del suolo, il settore dei trasporti e delle infrastrutture (l’uso dei mezzi a motore privati è responsabile del 93% delle emissioni di gas serra nelle Alpi).

Il turismo invernale fa girare un business di oltre 10.000 impianti di risalita sciistici (media 4,6 impianti di risalita ogni 100 kmq) e più di 600 impianti di innevamento artificiale esistenti (dati CIPRA) per un totale di 7 milioni di posti letto occupati e 475 milioni di pernottamento annui (dati BAK Basel Economics).

Eppure se è vero che entro il 2050 non si avrà più neve al di sotto dei 1500 m e, con un riscaldamento di più di 4°C, su 666 settori sciabili giudicati «affidabili» oggi, soltanto 202 resteranno tali, non sarà giunto il momento di optare per altre forme di fruizione?

Perché restare “affezionati” a una modalità di turismo ad alto impatto e spesso finanziati con soldi pubblici?
Gli impianti di risalita e quelli di innevamento artificiale comportano profonde e irreversibili trasformazioni del territorio e delle identità locali, una forte sottrazione di acqua da torrenti con un forte impatto quali-quantitativo sugli stessi e dunque sull’assetto idrogeologico locale, l’aumento del disturbo alla fauna, l’alterazione del paesaggio naturale: laddove poi si utilizza la neve artificiale alcuni studi dimostrano che gli impatti sulle praterie di montagna registrano una diminuzione drastica della biodiversità vegetale che si ripercuote a catena sulle altre specie, ma i problemi si contanto anche sotto il profilo energetico, di inquinamento (anche acustico e luminoso), di erosione dei suoli, ecc…

Anche in una Regione apparentemente del tutto compromessa come la Lombardia le zone alpine mostrano ancora un livello di naturalità di gran lunga superiore alle aree di pianura: si contano 37 aree prioritarie e 271 aree importanti per la biodiversità.

Le Orobie, in particolare, sono un'area di importanza internazionale per la presenza di vaste estensioni di habitat in ottimo stato di conservazione (sono 5 gli ambienti compresi nell’allegato I della Direttiva Habitat alcuni dei quali ospitano tra le più importanti popolazioni lombarde di Gambero di fiume) che ospitano un elevato numero di endemismi (si contano 56 specie endemiche di invertebrati) e diverse specie di interesse conservazionistico (29 specie di uccelli elencate nella Direttiva Uccelli, 11 specie di mammiferi e 10 specie di anfibi che rientrano nella Direttiva Habitat).
In tempi di cambiamenti climatici la Regione Lombardia punta tutto sul rilancio del turismo sciistico bergamasco: è dello scorso 23 novembre la notizia dell’avviamento dell'iter procedurale che porterà alla sottoscrizione degli Accordi di Programma per la valorizzazione di comprensori sciistici nelle Province di Bergamo e Lecco grazie allo stanziamento di quasi 15 milioni di Euro dedicati ai comprensori della Val Brembana, della Val Seriana e della Val di Scalve.
Per la Valle Brembana si punta all’ammodernamento, integrazione e sostituzione degli impianti di risalita obsoleti e la realizzazione di nuovi impianti. Verranno ampliate e integrate le piste attuali tramite la realizzazione, qualificazione e messa in sicurezza di nuove piste, tracciati e infrastrutture d'interconnessione; completati e ammodernati i sistemi di gestione e manutenzione delle piste con la realizzazione nuovi impianti di innevamento programmato delle piste e bacini di accumulo e l'acquisto di attrezzature e macchinari per la battitura e trattamento della neve.
L'investimento pubblico e privato per la realizzazione dei singoli interventi è di 51 milioni di euro, con un contributo regionale fino a 8 milioni di euro.

Per la Valle Seriana e di Scalve si prevede l'incremento delle piste da sci, impianti di innevamento e parcheggi funzionali, il potenziamento degli impianti di risalita e il miglioramento delle infrastrutture di servizio con un progetto che interessa le aree bianche di Colere, Spiazzi di Gromo, Lizzola e Schilpario e con un investimento pubblico e privato di 42 milioni di Euro per le aree integrate di Colere, Spiazzi di Gromo, Lizzola, con un finanziamento regionale fino a 6,6 milioni di Euro.

Eppure quello che abbiamo di fronte è un pacchetto turistico bell’e pronto su misura per tutti creato dalla Natura in milioni di anni!

Sembra impossibile ma nel ventunesimo secolo passeggiando sulle Alpi si possono ancora incontrare il Lupo, l’Orso Bruno e la Lince, affascinanti e schivi signori delle foreste, che stanno tornando dopo secoli di assenza dalle nostre montagne.

E che dire del lento volo del Gipeto, re delle pareti irraggiungibili?

Risalgono a quasi 100.000 anni fa prime tracce di presenza umana sulle Alpi, dove oggi si parlano quattro lingue internazionali, sette altre lingue, innumerevoli dialetti e tradizioni.
Un “Eden” grande 1.200 chilometri per 300 di larghezza, con una superficie di quasi 200.000 chilometri quadrati, che si estende dalle sponde del Mediterraneo fino a 4808 metri sul livello del mare (fonte: Belle nuove Alpi, 1998).

Abbiamo già modificato l’equilibrio del clima sul Pianeta: ci restano ancora la bellezza e il fascino di questi luoghi che aspettano di essere scoperti senza artificiosità.

Come osservava Mario Rigoni Stern: « Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura. »

È a questo spettacolo che il turismo deve guardare!

di Laura Zamprogno
Coordinatrice del Programma Vivere le Alpi
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