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Le minacce

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Il fattore culturale

Il rapporto tra l’Uomo e il Lupo è da tempi immemorabili un rapporto complesso e problematico: contro il lupo è stata scatenata una guerra durata secoli - sia sul piano materiale (con ogni mezzo e in tutte le stagioni), sia su quello simbolico-culturale (identificando la specie con il demonio, con il male, con il nemico) - che ha determinato la scomparsa della specie da gran parte del Vecchio Continente.
Ancora oggi, il principale fattore che minaccia la specie in Italia e nel resto d'Europa è proprio quello culturale, che determina o "giustifica" a cascata azioni dirette a danno della specie.

Per decenni l’assenza del lupo da gran parte dei rilievi montani ha inoltre permesso l’affermarsi di forme di allevamento prive di controllo (come il pascolo brado degli animali domestici) che quindi sono maggiormente esposte ad eventuali attacchi da parte della specie.

Ciò ha provocato la riapertura dei conflitti con le comunità locali, in particolare con le componenti più sensibili quali gli allevatori e cacciatori, riaccendendo antiche paure e retaggi culturali del passato ancora forti nelle aree di presenza attuale e potenziale della specie.

Parimenti, il ritorno del lupo non è stato accompagnato da adeguate attività di informazione e formazione delle comunità locali che di fatto non hanno a disposizione idonei strumenti per interpretare correttamente le dinamiche in atto ed evolvere forme organizzative compatibili con la presenza del predatore.

In tale contesto si inserisce il tentativo di riaprire la caccia al lupo che si fa strada agilmente facendo leva da prima sul malessere dei pastori, che non opportunamente supportati (in termini di attrezzature e tecniche di prevenzione, di giusto indennizzo dei danni e di informazione e formazione sulle dinamiche in atto) sono stati facilmente strumentalizzati, e più recentemente facendosi strada anche nell’opinione pubblica spesso vittima di scorrette informazioni diffuse ad arte.

Il bracconaggio

La distribuzione attuale del lupo è ancora fortemente condizionata dai diffusi abbattimenti illegali: in questo senso, la tutela formale non garantisce ancora una protezione rigorosa di ogni singolo individuo, anche se consente di contenere le uccisioni.

Si stima infatti che il bracconaggio sia responsabile della perdita annuale di una porzione pari al 10/20% della popolazione nazionale. In relazione ad un campione di 60 animali rinvenuti morti in Appennino tra il 1984 e il 1990 per il 78% circa è stata accertata l’uccisione da parte dell’uomo (fucile, veleno o trappola), per il 13% la causa è riconducibile ad incidenti stradali, mentre la quota rimanente a infestazioni di rogna (Gulberti e Francisci, 1991).

Occorre tuttavia considerare che, nel caso specifico del bracconaggio, il dato è certamente sottostimato.

Infatti, è relativamente più semplice reperire una carcassa a bordo strada (nel caso di animali investiti) rispetto ad un individuo ucciso illegalmente in un ambiente naturale.

Inoltre, spesso le vittime degli investimenti sono animali già debilitati a causa dell'ingestione di veleno e non sempre vengono effettuate analisi approfondite capaci di giungere alla reali cause responsabili degli incidenti stradali.

La risoluzione o l’attenuazione dei conflitti tra il Lupo e l’Uomo - ottenute anche mediante un’adeguata azione di educazione nonchè attraverso il coinvolgimento delle categorie sociali interessate nelle strategie di conservazione e gestione della specie - rappresentano il più efficace strumento di contenimento degli abbattimenti illegali in Europa.

La crescente frammentazione degli habitat

Le diffuse trasformazioni ambientali concentrate nei fondovalle e la continua proliferazione di infrastrutture - spesso inutili - che non tengono conto delle necessità di mantenere connessioni ecologiche adeguate allo spostamento della fauna selvatica, determinano da una parte la potenziale interruzione dei flussi genici determinanti per il mantenimento di popolazioni vitali e dall'altra la perdita di numerosi animali che tentano di superare le sempre più imponenti barriere di origine antropica.

Diversi sono i programmi di ricerca in atto finalizzati all'individuazione dei punti più critici e delle diverse soluzioni applicabili ai fini del contenimento delle perdite di animali - talvolta importanti come nel caso dell'autostrada in Val di Susa - ma solo una nuova diffusa concezione dell'uso del suolo e dell'importanza strategica - anche sotto il profilo economico - della biodiversità e dei servizi che offre alla vita sul Pianeta potranno concorrere concretamente alla tutela del territorio montano e delle specie che lo abitano.

Lupo - Foto di A. Zampatti Foto di M. Canziani Foto di M. Canziani Foto di L. Zamprogno