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Il lupo minaccia il Roquefort? O forse lo valorizza …?

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Lupo - Foto di M. FrassineCentocinquantamila: sono le persone che visitano ogni anno il Parco Nazionale di Yellowstone specificatamente per vedere il lupo, con un ritorno economico per il territoriopari a 35 milioni di dollari.

Sessantasei: sono i posti di lavoro full‐time attivati nel Centro Internazionale del Lupo (International Wolf Center) di Ely, Minnesota, struttura che porta nelle casse locali 3 milioni di dollari.

Trenta: l’incremento percentuale del turismo legato al lupo nella Sierra de la Culebra, Spagna, dal 2005 al 2009, con un indotto delle attività di ecoturismo legate al lupo che si aggira intorno ai 500 mila Euro.

In tempi di crisi, il lupo può diventare un elemento di rilancio e valorizzazione del territorio.
Sulle Alpi, nonostante ci sia chi accusa il lupo di “minacciare la produzione di formaggi” e di causare l’ennesima “strage di pecore” c’è anche chi ha saputo guardare alle opportunità: l’esempio è a casa nostra, in Piemonte, dove dalla collaborazione tra il Parco Naturale delle Alpi Marittime e il Comune di Entracque – un borgo di 800 abitanti – è nato il Centro Faunistico Uomini e Lupi, la prima struttura delle Alpi italiane interamente dedicata al lupo, punto di incontro tra ricerca scientifica e valorizzazione del territorio associato al Centro Conservazione e Gestione dei Grandi Carnivori, uno dei migliori esempi di intervento attivati in Europa per la gestione dei conflitti tra grandi carnivori ed economie locali, in una regione in cui è stata stimata la presenza di circa 17 branchi (dati aggiornati all’inverno 2010-2011).


Questo perché il lupo, come altri grandi predatori ben si presta come simbolo, “marchio di qualità” di un territorio al quale potenzialmente associare non solo servizi (itinerari tematici, forme di turismo naturalistico, rurale e culturale) ma anche prodotti (artigianato locale ed enogastronomia).

“In merito all’articolo comparso ieri sulla stampa nazionale” dichiara Laura Zamprogno, dell’Associazione Uomo e Territorio PRO NATURA “relativo al bilancio rovinoso dei 62 ovini morti e 73 feriti in Francia causato dai lupi italiani che minaccerebbero la produzione del Roquefort (il prestigioso formaggio francese prodotto con il latte di pecora) - si potrebbero citare le ecatombi di ovini che ogni anno muoiono a causa dei fulmini (300 sul Monte Baldo nell’estate 2006, 100 nei Grigioni nel mese di luglio del 2009, ed è di poche settimane fa la notizia di 37 pecore precipitate in un dirupo durante un temporale in Alta Val Saviore, in provincia di Brescia), mentre, in un articolo dello scorso ottobre, la PSA (Protezione Svizzera degli Animali) ha denunciato la morte di migliaia di capi (tra i 7.500 e i 10.000 ogni anno) a causa di cadute, malattie, ferite e fulmini. Per quanto riguarda il lupo, vero è che la scomparsa della specie per un periodo di tempo dalle Alpi ha lasciato nel frattempo spazio a modalità di gestione degli animali domestici che non tengono più conto della presenza di predatori selvatici, con forme libere di pascolo non sempre coerenti con la normativa vigente e quindi difficilmente controllabili ai fini della limitazione delle predazioni”.

Sul delicato tema del rapporto tra economie locali e grandi carnivori, Uomo e Territorio PRO NATURA ha avviato un Programma specifico (Programma Alpino Uomo e Grandi Carnivori) che pone al centro il rilancio delle economie locali di pari passo con la tutela delle tre specie sull’arco alpino mentre sul lupo è attiva la Campagna Nazionale “Lupo, operazione verità” avviata in collaborazione con la Federazione Nazionale Pro Natura, con l’obiettivo principale di promuovere la diffusione di corrette informazioni sulla specie. L’Associazione riconosce alla zootecnia di montagna il ruolo di “presidio territoriale” su aree spesso di grande valenza naturalistica con effetti positivi sul paesaggio e sull’ambiente (basti pensare al ruolo che il pascolo ha nel mantenimento delle praterie di alta quota e nel contenimento del bosco).

Inutile negare che le cause della crisi nel settore hanno le loro radici in ragioni socioeconomiche complesse e che senza opportuni supporti tecnico-informativi essa è destinata a risentire negativamente del ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi.

Ma le soluzioni esistono: l’appello è da una parte agli amministratori affinché promuovino e incentivino l’utilizzo degli strumenti a disposizione (sorveglianza, recinti elettrificati, cani da  guardiana, sanzioni a chi non montica gli animali in regola) e dall’altra ai mass media affinché diffondano corrette informazioni senza allarmismi infondati.

E magari tra qualche anno leggeremo tra i titoli dei giornali che la produzione del Roquefort è salva grazie al lupo!

 

Comunicato stampa, 28 agosto 2012