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Abbattimento di M13: occorrono piu' informazione e una strategia alpina

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Orso bruno - Foto di E.ForlaniSull’arco alpino esistono popolazioni sostanzialmente isolate che contano in totale 80 animali, dei quali circa la metà concentrata nel Trentino sud-occidentale. L’approccio svizzero nella gestione dei grandi carnivori non solo rischia di compromettere seriamente la tutela delle specie ma anche di influenzare negativamente i Paesi alpini interessati da vicino dal ritorno dei grandi carnivori

La notizia dell’abbattimento dell’orso M13, che lo scorso 20 febbraio ha fatto il giro della rete e che è apparsa su alcune testate giornalistiche, ha portato ancora una volta allo scoperto l’approccio della Svizzera in tema di gestione dei grandi carnivori.

 

La decisione definitiva che ha portato all’abbattimento dell’esemplare proveniente dalla popolazione trentina, sarebbe stata presa, secondo i giornali locali, alla luce dell’atteggiamento sempre più confidente dell’orso nei confronti dell’uomo, in ultima istanza l’incontro con una ragazzina di 14 anni, ricoverata in ospedale in stato di shock.

La Svizzera aveva già mostrato apertamente il suo scarso livello di “tolleranza”anche nei confronti di un altro grande carnivoro, il lupo, nella richiesta da parte del governo svizzero di modificare la Convenzione di Berna, che inserisce la specie nell’elenco di quelle rigorosamente protette.

L’abbattimento di M13 è l’ulteriore riprova della responsabilità del Paese alpino nel contribuire a mantenere un cattivo status di conservazione di lupo e orso bruno sulle Alpi. Lo dimostra l’assenza, ad oggi, di eventi di formazione di coppie o branchi di lupi in territorio elvetico, a più di dieci anni dal ritorno della specie.

La politica svizzera sembra voler continuare a percorrere la strada della prevenzione intesa come controllo della popolazione (soprattutto mediante abbattimenti),  sottovalutando invece il ruolo fondamentale della prevenzione intesa come comunicazione sistematica e diffusa alle comunità locali e ai target più sensibili (agricoltori/allevatori, cacciatori, operatori turistici), l’adozione di misure di indennizzo dei danni indiretti e dell’utilizzo di recinti elettrificati e cani da guardianìa (per approfondire il tema della convivenza uomo-grandi carnivori scarica il Dossier Pro Natura).

È necessario che questo Paese, insieme a tutti quelli dell’arco alpino interessati dal ritorno dei grandi carnivori, prenda consapevolezza del peso delle proprie decisioni e della ricaduta cruciale che hanno nella sopravvivenza delle ultime popolazioni di lupo e orso bruno sulle Alpi. Ancora una volta occorre puntare tutto sulla condivisione di una strategia sovranazionale che miri al bene delle Alpi, dell’Uomo e della biodiversità che ha ricevuto in eredità.

Approfondimenti:
- Prese di posizione di Pro Natura
- Il ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi: 5 obiettivi strategici per una convivenza possibile
- Lupo: operazione verità